Vita di Don Umberto

Il Servo di Dio, undicesimo di dodici figli, nacque a Roma il 30 ottobre 1900 e crebbe in una famiglia cristiana di Guarcino, ridente paese in provincia di Frosinone. Ben presto egli manifestò il desiderio di farsi sacerdote, e trovò nel suo vice parroco, il Servo di Dio Don Pirro Scavizzi, un padre spirituale ricco di virtù, una guida illuminata nel discernimento vocazionale. Da lui, oltre che dalla mamma, ricevette il grande impulso di fede per la devozione alla Madonna. Fu alunno disciplinato del Pontificio Seminario Romano Minore e Maggiore, ove compì con profitto tutti gli studi secondo i programmi del tempo. Era felice di ricoprire, tra gli altri incarichi, quello di sagrestano per restare più vicino a Gesù Eucaristia e alla Madonna, invocata come “Madonna della perseveranza” al Seminario Romano Minore, e “Madonna della fiducia” a quello Maggiore. Fu ordinato sacerdote il 31 marzo 1923 e celebrò la prima eucaristica il 1° aprile dello stesso anno nella chiesa parrocchiale di Sant’ Eustachio. Risulta che fosse destinato al servizio diplomatico della Santa Sede. Disposto a fare la volontà di Dio, egli pregava intensamente il Signore di poter esercitare il suo ministero sacerdotale nella vita di parrocchia. Fu Prefetto al Seminario Minore prima e al Maggiore dopo, e dal 1926 al 1930 viceparroco nella parrocchia romana di Sant’ Eusebio. Il 29 dicembre 1930 fu nominato Rettore e due anni dopo Parroco del Santuario della Madonna del Divino Amore in Roma, dove consacrò tutta la sua esistenza terrena al servizio della sua dolcissima Mamma celeste e delle sue Opere. Alcuni mesi prima di accettarne l’incarico, volle fare con Don Pirro Scavizzi, allora parroco di S. Eustachio, il primo sopralluogo al santuario. Il primo impatto all’arrivo al Santuario fu doloroso e triste, quasi una pugnalata al cuore, perché rimase impressionato dal grande degrado ambientale del luogo. Cosi si espresse in quell’occasione: “Il Santuario ed adiacenze presentano un aspetto veramente indecente. Tanto che sull’altare della Madonna, dove si conserva anche il SS.mo Sacramento, per tenere i fiori si adoperano i barattoli della conserva. Notai ancora che fino ad oggi nessuno si è curato di riparare le aperture fatte dai ladri sacrileghi per entrare in chiesa nel furto che fecero nel maggio scorso. Indecentissimi gli arredi sacri, tanto da non trovare neppure un purificatoio pulito a disposizione”. Mosso dalla sua inarrestabile fantasia apostolica, il Servo di Dio organizzò subito la celebrazione della Messa, delle funzioni e processioni mariane, delle confessioni, e ripristinò il celebre pellegrinaggio notturno a piedi, che collega Roma al Santuario, e che tuttora continua con grande concorso di fedeli. Si legge nel suo Diario: “Ci vorrebbe un volume per dire tutto quanto è accaduto in questi mesi di intenso lavoro di pellegrinaggi. Quante grazie, quante emozioni, prediche, tridui nei paesi, discorsi al Santuario, vicende delle pratiche col governo per il ricupero del Santuario e terreni connessi, sospensioni politiche per l’ordine di chiusura di tutti i Circoli cattolici da parte del governo, poi un po’ di barlume di speranza, titubanze, incertezze... rimango o no in questa solitudine? Dovremmo fare la parrocchia. Si farà? Quando?”. Ed ancora: “Ecco l’ideale della mia vita è raggiunto: esser parroco. Ma la Madonna mi ha voluto sempre per sé, ed allora eccomi Parroco nel Suo Santuario; mi ha sempre ispirato di rivolgere le mie fatiche agli umili, ed eccomi Parroco nell’agro romano!”. Il Servo di Dio, indefesso nel suo ministero, visitò personalmente tutte le famiglie del grande territorio della sua Parrocchia, segnato dalla povertà, dalla malaria, dall’analfabetismo. Per questo, egli distribuì il pane della Provvidenza a tutto l’agro romano. Nessuna persona bisognosa che bussava alla sua porta ritornava a casa senza aver ricevuto un aiuto. Manifestò sempre un cuore di padre sensibile ad ogni forma di indigenza sia materiale che spirituale.
Dotato di notevole sensibilità e delicatezza, che lo portava naturalmente ad incontrare la gente, egli seppe unire la forza fisica tipicamente maschile a tanta tenerezza, manifestando una grande capacità e disponibilità all’ascolto di chi lo avvicinava. Il Servo di Diservizio postale, dalla stazione dei Carabinieri a quella sanitaria contro la malaria dalla stazione ferroviaria “Divino Amore” sulla linea Roma - Napoli alla scuola materna, ove raccolse le orfanelle, per le quali organizzò anche soggiorni estivi. Il Santuario diventava sempre più il centro propulsore di tutte le iniziative per “conoscere e far conoscere, amare e far amare la Madonna, costi quello che costi”, come egli amava spesso ripetere. Per incrementare lo sviluppo della pietà mariana, egli avviò il “Collegamento Mariano Nazionale” tra i Santuari dell’Italia. Tra le iniziative pastorali, svolte nel nome e per amore della Madonna, ricordiamo la pubblicazione del bollettino “La Madonna del Divino Amore”, del giornale “Parrocchia”, della rivista di cultura mariana “La Madonna”. Vorrei leggere un lusinghiero giudizio espresso su Don Umberto nel 1999 dal compianto Cardinale Vincenzo Fagiolo: “A me sembra -cardinale- che se vogliamo cogliere nel più profondo delle sue ispirazioni e delle sue intenzioni l’autentico Sacerdote romano, primo Rettore del Santuario del Divino Amore, dobbiamo scavare nel cuore “papale” e “mariano” di Don Umberto. Il Vicario di Cristo e la Madre di Cristo, il Vescovo di Roma e la Madonna a Roma venerata; la Basilica del Principe degli Apostoli e il Santuario del Divino Amore; il ministero petrino e il ministero mariano. Per questi due poli batteva il cuore di Don Terenzi. La stima e la paterna considerazione che soprattutto Pio XII aveva per Don Umberto non va minimizzata, né vista solamente in una semplice prospettiva o dimensione umana. Si trattava di una soprannaturale comunione di fede e di carità, arricchita dallo Spirito Santo con i suoi doni, che spingeva il pastore supremo e l’umile devoto di Maria ad innalzare da Roma un inno, un santuario, un movimento che aiutasse il centro della cattolicità a ben comprendere che Papa e Maria sono inscindibili nella storia della Città eterna, perché sede del Vicario di Cristo che così ha voluto la sua Chiesa” (24.06.1999).
Don Umberto, uomo di grande fede in Dio, innamorato della Vergine Maria e del Suo sposo San Giuseppe, credeva fermamente nell’intervento della Divina Provvidenza. La sorgente della sua luce interiore era lo Spirito Santo che scopriva meditando la Parola di Dio, soprattutto quella della liturgia del giorno. Il suo nutrimento spirituale quotidiano era l’Eucaristia. Il suo riposo, al termine di un’infaticabile giornata di ministero, era davanti al Santissimo Sacramento, dove ”il tempo trascorre tra un atto di amore ed un altro. Si passa di contemplazione in contemplazione, di godimento in godimento“ (med. 19. 03.1955). Tutto il suo ministero sacerdotale fu "mariano".
Nell’ultimo incontro con i suoi sacerdoti, avvenuto la sera del 2 gennaio 1974, il giorno prima di morire, egli raccomandò loro di restare uniti, di prodigarsi con ogni sforzo per la diffusione del Divino Amore e della devozione mariana e di non tralasciare mai il pellegrinaggio notturno, di circa 15 chilometri, da farsi a piedi partendo da Roma alla mezzanotte del sabato per arrivare al Santuario alle prime luci dell’alba della domenica. Il profetico sogno missionario del Servo di Dio di “portare il Divino Amore usque ad extremum terrae”, è diventato realtà e continua ancora oggi a realizzarsi nel mondo attraverso l’operato dei Figli e delle Figlie degli Istituti religiosi fondati dal Servo di Dio, presenti in Italia, in Francia, in Colombia, in Nicaragua, in Brasile, in Perù, nelle Filippine e in India. Il loro carisma, tutto mariano, sgorga dalle parole della Vergine Maria all’Angelo Gabriele:
“Ecco l’ancella del Signore,
sia fatto di me secondo la tua parola”.

Voglia il Signore attraverso l’intercessione della Vergine Maria elargire abbondanti benedizioni celesti e copiosi frutti dello Spirito Santo.