Scritti

Ecco lì l'edicoletta a un chilometro dal Santuario...
Don Umberto Terenzi

...Il 14 aprile me ne riandavo a Roma. Avevo una gran paura. Volevo andare a dire al Cardinale Marchetti Selvaggiani: Eminenza, ci vada lei al Divino Amore. Oppure: ci venga pure lei con me, ma non mi pianti così, senza un soldo, senza niente. Cucumetto de mamma, quella sera mi dette la scodella, la fettina panata d'ovo, non aveva di più povera mammetta!...Pane, la forchetta... Non c'era niente. Non c'era manco il purificatoio per dire la messa. Niente. S'erano portato via tutto 'sti ladri... Insomma, io dico: vado via. Ecco lì l'edicoletta a un chilometro dal Santuario...
Quando sono lì mi capovolgo e successe quel disastro che voi sapete, come sta scritto nella prefazione della storia della Madonna.
Nessuno riportò uno sgraffio, però l'automobile si ridusse tutto un ammasso di ferro contorto. L'avevo pagata 2.800 lire quell'automobile. Voi ridete, ma a quel tempo era una somma! Un disastro!...


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17-18 marzo 1933
Don Umberto Terenzi

I° APPUNTI

A) Topografici
Castel di Leva, ora “DIVINO AMORE”, si trova sulla Via Ardeatina, a 12 Km. dal Quo Vadis.
Denota il luogo dell’antico “Castrum de leo” e dell’attuale Santuario della Madonna del Divino Amore.
E’ circondato dalla Tenuta del Divino Amore, oggi appartenente al CONSERVATORIO DI S. CATERINA DEI FUNARI; la tenuta come risulta dall’allegata pianta catastale, misura circa 300 ettari ed è circondata verso Nord (Roma) dalla Cecchignola (Tenuta Muratori); verso Ovest da S. Anastasia (Tenuta Comm. Giuseppe Ciarrocca); verso Sud dalla “Pedica del Divino Amore, (Tenuta Avv. Giulio Ciarrocca, circa 55 ettari, tra il Santuario e la nuova Stazione Ferroviaria “Divino Amore”); verso Est dalle Tenute del Principe Francesco Boncompagni Ludovisi, Governatore di Roma.
Il certificato storico catastale della Tenuta Castel di Leva, trovasi a pag. 1560 del Catasto Terreni del Comune di Roma; si allega a richiesta.

NATURA DEL SANTUARIO:
Generalmente piuttosto arido (cappellaccio, tufo e pozzolana); vi sono però buone valli. Fu tenuto sempre a pascolo e semina, a sistema rotativo, ma più a pascolo che a semina. Per la legge di bonifica negli ultimi anni vi sono stati costruiti tre grandi centri colonici, finora mai utilizzati, né facilmente utilizzabili, se non con criteri appropriati alla zona.

REDDITO:
Attualmente il Conservatorio di S. Caterina ha affittata la tenuta (l’affitto scade al prossimo Giugno 1933) a dei pastori, i Sigg.ri SILLA, che l’anno adoperata per le sole pecore senza nemmeno mettere un ettaro a grano. L’affitto 1932 – 33 è stato di L. 88.000=. Il Conservatorio affitta poi l’Osteria per L: 12.000= annue a Martino MARTINOTTI; e una casa metà al Conservatorio per la Stazione Sanitaria, metà all’Ente per le Scuole dell’Agro Romano per le prime tre classi elementari.

II° APPUNTI

B) Storico – giuridici
Il Castello Fu costruito dagli ORSINI; dal 1285 circa (Bolla di Onorio IV°) al 1474 fu dei SAVELLI; poi passò ai CENCI, che lo distrussero, guerreggiando coi SAVELLI.
Rimase abbandonato per circa tre secoli; deve la sua resurrezione e la sua fama a la:

MADONNA DEL DIVINO AMORE
Sulla torre dell’ingresso orientale v’era dipinta quest’immagine, trascurata però, come le rovine del Castello, fino al 1740, quando la Madonna liberò miracolosamente un viandante dai cani pastori proprio avanti a quell’immagine del Divino Amore; per questo e per molti altri miracoli – la cui serie fino al presente è quanto mai innumerevole – fu costruito, sulle rovine del vecchio castello, l’attuale piccolo Santuario ormai vecchio e sproporzionato al movimento dei grandi pellegrinaggi.

LA TENUTA DEL DIVINO AMORE
Al 1570, 23 ottobre, Mons. Cosimo GIUSTINI che ne è proprietario, lascia in eredità – in parti uguali – agli “ORFANELLI” (Piazza Capranica) e alle “VERGINI MISERABILI” (Monastero di S. Caterina dei Funari); le religiose del Monastero di S. Caterina , il 5 novembre 1633, con le loro doti, comprano dagli “ORFANELLI” la metà della tenuta toccata loro in eredità, e divengono quindi proprietarie di tutta la tenuta.
Quando nel 1740 fu necessario fare il Santuario alla miracolosa Madonna, fu il Monastero, (più tardi, 1870, il Conservatorio) proprietario della tenuta, che ne curò la costruzione e lo diresse, a mezzo di Cappellani propri o vice-parroci di S. Giovanni, fino al 19/3/32.

L’OPERA PIA “CONSERVATORIO S. CATERINA”
Nel 1870 fu soppresso il Monastero di S. Caterina e tutti i suoi beni – compresa la tenuta e il Santuario – passarono all’Amministrazione laica del “Conservatorio S. Caterina, costituito (D.R. 30 marzo 1876) in Opera Pia sotto la sorveglianza (…..quale?…) della Prefettura di Roma, e le cose andarono come Dio solo sa.

IL RISCATTO
Con pratiche tutt’altro che semplici, per l’opposizione del Conservatorio, in base allo spirito del Concordato Lateranense, il Santuario e locali adiacenti furono riscattati l’anno passato dall’Autorità Ecclesiastica… con circa 4 ettari di terreno intorno, pagati al Conservatorio in ragione di L. 10.000= all’ettaro; altre 25.000= lire (in tutto 65.000=) si dovettero dare al Conservatorio per ottenere l’allontanamento dell’Osteria (pubblico scandalo) dalla porta del Santuario.
Il resto della tenuta, il palazzo di Roma ai Funari (Via Michelangelo Caetani) e tutte le altre proprietà, sono rimasti all’amministrazione laica del Conservatorio S. Caterina dei Funari.

III° IMPRESSIONI

Lo stato del Divino Amore, prima del riscatto, era indegno di Roma; avvilimento della bella Madonna, che continuava a far miracoli, era umiliante.
L’Agro Romano risorgeva per le bonifiche; doveva risorgere anche quello che avrebbe dovuto essere, il centro, il faro di una bonifica che veramente integrava la prima, quella delle anime; il Divino Amore: lavoro arduo, tenace, pericoloso, ma per questo più attraente… si prese il motto “AVE MARIA…e CORAGGIO!. Certi dei disegni di Dio su Roma.
Tutti vantano i loro Santuari e noi corriamo a vederli, anche all’estero. Qui, nella nostra Roma, centro d’Italia e del mondo, a nessuno, mai, in niente seconda, pel suo Santuario, era l’ultima. Bisognava ridare a Roma il suo Santuario, alla Madonna la sua gloria, ai malati la salvezza, agli afflitti la gioia, all’umanità che soffre il sollievo, alla Madre del Divino Amore i suoi figli, quello dello sconfinato Agro, quelli di Roma, d’Italia, del mondo: lavoro dolce, soave, di pace, di amore… si pensò, per farlo riuscire, di prender per veste la carità di Cristo.
Il nostro Santuario era diventato convegno di baldorie; povero, cascante, luridi, biasimato, deriso, osteggiato. Occorreva rifar tutto, gli animi e la materia: problema arduo… si pensò di risolverlo dando al Divino Amore quello che forse nessun Santuario ha, la preghiera continua a Colei che tutto muove; su questo pensiero così, più tardi, scriveva un devoto poeta in dolce ritornello:

“MA IL CUOR DEGLI UOMINI
MUOVA GESU’
MADRE SANTISSIMA
DIGLIELO TU!”

IV° DESIDERI

Punto di partenza: ROMA, se crea, deve insegnare.
Quindi: Il Santuario della Madonna del Divino Amore dovrà avere bellezza e singolarità architettonicha, abbondanza di opere di carità, squisito senso di raccoglimento e di pietà: vicino alla ospitale dominatrice del mondo ci sta troppo bene l’esempio delle opere di pace, quelle cioè della carità; a due passi dal turbine degli affari ci sta troppo bene un luogo di vera meditazione e di riposo degli animi.

Mezzi per realizzare tali desideri:
  • I° - Rifare il Santuario, ma più che altro:
  • II° - Costruire una casa per le Suore che abbiano qui la loro origine e nel nome della Madonna diano vita ad Asili, orfanotrofi con scuole agraria e professionale (p. es. quello di Arnaldo Mussolini, per gli orfani dell’Agro Romano dove troverebbe migliore sede?) ricoveri di mendicità, di vecchi, di bambini malati, di Suore e preti tubercolosi ecc… (l’eccetera vuol essere esteso a ogni miseria umana, come al Cottolengo a Torino).
  • III° - Realizzare perciò il piano regolatore allegato, che importa, (oltre le opere del Santuario): la borgata “DIVINO AMORE”, il Cimitero vicino al Santuario, la sistemazione definitiva del CC. RR., quella dell’osteria e quella delle scuole elementari da affidare alle Suore patentate, oggi perché fino alla terza elementare?, l’Ufficio postale, l’imboschimento razionale della Zona, la sistemazione delle strade che menano al Santuario (asfaltatura, indicazioni stradali ecc.), l’aqua marcia , il sussidio al servizio automobilistico Roma-Divino Amore; per ognuna di queste opere ci sono dei criteri da tener presenti, già tracciati e studiati.
Per lo sviluppo di questo occorre che il Santuario allarghi la sua ristretta cinta di circa 4 ettari e abbia per lo meno intorno a se, di sua proprietà;
  • a) il terreno che lo separi dalla Stazione ferroviaria (Tenuta Ciarrocca Avv. Giulio = “pedica Divino Amore”, per le opere del Santuario e per la borgata.
  • b) Una larga zona di rispetto lateralmente e in facciata verso Roma (Tenuta Conservatorio S. Caterina = Castel di Leva), sì da costituire in una corona di bosco, la Valle sacra.
N.B. Questo terreno (I) (2) servirebbero per l’assetto materiale della zona. Che se poi si volesse provvedere al mantenimento economico delle opere di carità e la proprietà di S. Caterina perciò dovesse passare al Santuario come quello che da vicino potrebbe meglio guardarla e far fruttare più ampiamente, si dovrebbe tener presente che al santuario bisognerebbe fare un dono, non imporre un peso. E questo perché la tenuta di S. Caterina è gravata d’un mutuo (per la costruzione dei tre centri colonici) forte a paragone del reddito netto e assi superiore al valore stesso della tenuta intera; quindi eventualmente bisognerebbe che il dono fosse libero da pesi. Di più bisognerebbe precisar bene gli impegni del Santuario riguardo alle educande del Conservatorio di S. Caterina. In una sola parola bisognerebbe eventualmente che tutto il patrimonio (senza pesi, cioè un totale annullamento degli impegni verso i mutui di bonifica) di S. Caterina passassero a costituire la dote delle opere del Santuario; così all’Avv. Ciarrocca si potrebbe restituire parte (perché anche lui qualche cosa deve dare) del terreno che gli si toglierebbe della “pedica Divino Amore” e il Santuario potrebbe disporre pienamente per il piano regolatore e assicurare lo sviluppo delle opere.

S. Joseph, ora pro me!

AVE… MARIA E CORAGGIO!

Scritto la notte del 17 – 18 Marzo 1933 A. XI° al Santuario della Madonna del Divino Amore.


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E’ Don Umberto che parla

Quanti sogni sono diventati realtà, ma quanti ancora non lo sono. Mi ritornano sempre alla mente e mi sembra già di vedere il futuro del nostro Santuario.
La mia vita ormai si avvicina al tramonto e non mi devo più preoccupare, la Provvidenza che mi ha sempre guidato e guiderà anche chi verrà dopo di me!
La rinascita del santuario! era profanato e abbandonato, nessuno se ne curava. Quando venni al Divino Amore i pellegrini aumentarono e riprese il fervore della vera devozione alla Madonna. Furono messi i primi semi per una nuova fioritura di pietà e opere.
Durante la seconda Guerra Mondiale ho potuto ospitare al Santuario i profughi e i poveri, quando anche la Madonna divenne profuga e fu portata a Roma.
La portati, attraversando notte-tempo i posti di blocco dei tedeschi, nella Chiesetta del Divino Amore, in Campo Marzio. Pensai subito che la Madonna non andava a Roma per salvarsi ma per portare la salvezza.

I pericoli erano gravi: tutto sembra preludere ad un’aspra battaglia «casa per casa». I tedeschi, determinati ad una forte resistenza, presiedevano la città e avevano già minato i ponti del Tevere per coprirsi l’eventuale ritirata. Dall’altra parte, il generale alleato Harold George Alexander aveva deciso che i suoi duemila carri armati avrebbero inseguito il nemico fino alla distruzione di Roma.
Per me, e non solo per me, l’eventuale distruzione di Roma fu un incubo e l’evento della salvezza di Roma, che alimentò la fiducia e la preghiera fu come un sogno!
Le folle accorsero numerose ai piedi della Madonna del Divino Amore, il ricorso del popolo romano alla Madonna del Divino Amore non fu vano! Bastarono soltanto due ore e le sorti della Città furono capovolte, la Madonna ascoltò il voto accorato dei romani e fu scongiurata la catastrofe minacciata dalle truppe tedesche.
Pio XII comprese il pericolo e indicò il rimedio, era necessario affrettarsi immediatamente: ormai con le sole armi della fede.
Si stava avvicinando il giorno di Pentecoste, la festa titolare del Santuario di Castel di Leva: quale momento più propizio per implorare solennemente la salvezza della città? Il 28 maggio 1944 ebbe così inizio l’ottavario della Pentecoste e la novena della Madonna del Divino Amore. I romani accolsero l’invito immediatamente. L’affluenza fu massiccia. La Civiltà Cattolica riferiva di 15.000 comunioni distribuite quotidianamente che la basilica di San Lorenzo in Lucina non fu più sufficiente a contenere le folle imploranti e l’immagine della Madonna venne quindi trasferita nella più ampia chiesa di Sant’Ignazio. Il 4 giugno, lo stesso giorno in cui terminava l’ottavario, si decise la sorte di Roma.

Alle 18 nella chiesa gremitissima, rispondendo all’invito di Pio XII, venne letto il testo del voto dei romani alla Vergine perché alla città venissero risparmiati gli orrori della guerra. Per contro, i fedeli promisero di correggere la propria condotta morale, di rinnovare il Santuario e di realizzare un’opera di carità a Castel di Leva.
Il voto venne espresso in gran fretta, per via del coprifuoco che sarebbe scattato alle 19. Pio XII, intanto, che avrebbe voluto partecipare personalmente alla preghiera, fu avvertito di non lasciare il Vaticano, per non essere deportato. A leggere il voto, in luogo del Papa, fu il camerlengo dei parroci, padre Gremigni, che poi diventò vescovo di Novara.
Quasi contemporaneamente, l’ordine di resistenza venne revocato. I tedeschi lasciarono la città e le truppe alleate vi fecero il loro ingresso, alle 19.45, senza colpo ferire. Il prodigio della salvezza di Roma, tanto implorato, si era compiuto.
Lo strano modo in cui cessarono le ostilità stupì anche il primo ministro inglese Winston Churchill, il quale, nel suo memoriale Da Teheran a Roma, annotò che «la conquista era avvenuta in modo imprevisto». «Fu un momento di grande gioia», raccontò Giuliana Cavallini, che all’epoca studiava al Magistero “Maria Assunta” a via dell’Erba. «Ricordo l’ansia di quelle ore cariche di tensione e di paura, ci aspettavamo che la battaglia cominciasse da un momento all’altro. Ci fecero calzare le scarpe migliori e i vestiti più resistenti nel caso avessimo dovuto fuggire. E invece, grazie a Dio e alla Madonna, non accadde nulla».La Vergine illuminò la mente e toccò il cuore dei belligeranti. Come «miracolosamente» le parti avverse si resero conto del danno irreparabile che sarebbe ricaduto su tutta l’umanità se Roma avesse subito gli effetti di uno scontro armato o anche di una parziale distruzione del suo patrimonio di fede e di civiltà.
La signora Cavallini è una delle migliaia di romani che il giorno seguente, in un moto spontaneo di riconoscenza, si ritrovarono in piazza San Pietro, per ringraziare anche Pio XII, il «defensor civitatis», che tanto si era adoperato per l’incolumità della città e dei suoi abitanti. «I romani - ricorda ancora la anziana signora - erano a conoscenza della sua opera ad alto livello. Tutti volevamo esprimere la nostra riconoscenza al Papa per il grande contributo che aveva dato alla liberazione della città».
L’11 giugno, come per oltre quattro mesi avevano fatto migliaia e migliaia di romani, lo stesso Pio XII si recò nella chiesa di Sant’Ignazio ed elevò la sua preghiera di ringraziamento ai piedi della Madonna del Divino Amore. Attorno al Papa si strinsero, come scrisse L’Osservatore Romano, decine di migliaia di persone, di cui molte a piedi scalzi. «Noi oggi siamo qui - disse allora Pio XII - non solo per chiedere i suoi celesti favori, ma innanzitutto per ringraziarla di ciò che è accaduto, contro le umane previsioni nel supremo interesse della Città eterna e dei suoi abitanti... La nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli... ha ispirato, a chi ne aveva in mano la sorte, particolari sensi di reverenza e di moderazione».
Il nuovo Santuario fu promesso con voto, ma ancora rimane un sogno… chissà quando e chi lo farà a ricordo del miracolo della liberazione di Roma e anche come richiamo perenne alla fedeltà alle promesse fatte alla Madonna!
Il Santuario dovrà essere sempre di più un luogo di preghiera per ottenere grazie e miracoli e un luogo dove fioriscono le opere di carità!
Don Orione mi aveva detto: le opere fioriranno sulla tua tomba…. Ne sono convinto anch’io e una volta arrivato, in Paradiso, stando più vicino alla Madonna, farò rivoluzione e continuerò a lavorare ancora per il suo Divino Amore!